27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA

Il termine olocausto è principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei (stime parlano di oltre 6 milioni di persone, rilevate da klldocumentazioni dell’epoca e da sopravvissuti) che vivevano in Europa fino a poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Altro termine per identificare questo sterminio è shoah, che tradotto dall’ebraico significa distruzione.

Questa data è l’anniversario della liberazione del campo di concentramento polacco di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945, per merito delle avanguardie della Prima Armata dell’Armata Rossa. Vittime delle persecuzioni e delle violenze inflitte da parte di fascisti e nazisti furono gli ebrei, gli oppositori politici, appartenenti a gruppi etnici minori e omosessuali, categorie di persone ritenute da Hitler e i suoi seguaci non meritevoli di vivere, anzi nocivi per la società, quindi da eliminare.

Gli ebrei prelevati dall’Italia e dal Dodecaneso furono 8.566, di cui oltre 5.000 morti di stento oppure nelle camere a gas. Nella storia dell’umanità non esiste altro genocidio di tale portata. Le persone deportate nei campi di concentramento furono costrette a vivere in condizioni disumane: la casacca carceraria era inadeguata ai rigori del freddo invernale, la biancheria veniva cambiata dopo parecchie settimane, se non mensilmente, e ai deportati non era consentito provvedere da sé. Questo causò la diffusione di epidemie e malattie come il tifo, della scabbia e della febbre tifoidea. A causa di questo gli ospedali erano pieni di persone ammalate da curare ed i medici delle SS (Schutzstaffel) furono costretti a delle selezioni periodiche, sia all’interno degli ospedali stessi che nei blocchi.

I deportati più debilitati furono uccisi nelle camere a gas, oppure fatti morire con iniezioni di fenolo al cuore. Oltre a queste barbarie, altro sistema di sterminio era il duro lavoro. Con turni giornalieri massacranti, i prigionieri erano usati per l’ampliamento dei campi di concentramento stessi, livellando la terra ed altre costruzioni adibite a prigioni. Anche per quanto riguardò l’alimentazione, non c’era affatto umanità di trattamento, tutt’altro. La razione quotidiana di ogni deportato consisteva di mezzo litro di una bevanda a base di decotto di erbe per colazione; a pranzo di circa un litro di minestra, senza carne, preparata spesso con verdura avariata e per cena circa 350 grammi di pane duro come un sasso, una bevanda a base di erbe e di una quantità irrisoria di un’altra pietanza.eeee

Questa dieta molto povera ed il duro lavoro causarono parecchie vittime fra gli internati per la fame. A testimonianza di ciò, parecchie fotografie dell’epoca con persone adulte, anche uomini, che al massimo raggiungevano i 35 chilogrammi di peso.

I periodi di esistenza dei campi di concentramento sono diversi in tutta Europa, ma le condizioni di vita erano sempre uguali, cioè disastrose. I detenuti, arrivati stipati peggio di bestie su convogli ferroviari, furono prima costretti a dormire su paglia sparsa sul pavimento di cemento, poi su pagliericci improvvisati. I carcerati vennero contrassegnati da triangoli, di colore diverso secondo il motivo dell’arresto, cucite sulle proprie casacche assieme al numero di matricola. Ad esempio chi portava il triangolo di colore rosso era un prigioniero politico, quello nero era per gli zingari e per le persone ritenute asociali, giallo per gli ebrei, e così via.

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa sovietica liberarono il campo di concentramento tedesco di Auschwitz, nel sud della Polonia. Mentre si avvicinavano, le S.S. iniziarono l’evacuazione. Circa 60 mila prigionieri furono costretti a marciare verso ovest, la maggior parte, per lo più ebrei, verso la città di Wodzislaw nella parte occidentale dell’Alta Slesia. Migliaia di persone furono uccise in fretta nei giorni precedenti, il più possibile. Durante la marcia della morte le S.S. spararono a quelli che, stremati, non potevano continuare a camminare. Gennaio, gelo, fame. Morirono in più di 15 mila. Quando entrò, settant’anni fa, l’esercito sovietico trovò e liberò oltre 7 mila sopravvissuti, malati e moribondi. Si stima che circa 1,3 milioni di persone siano state deportate ad Auschwitz tra il 1940 e il 1945. Di queste, almeno 1,1 milioni sono state assassinate.

Con legge n. 211 del 20 luglio 2000, il Parlamento ha istituito anche in Italia la Giornata della Memoria per ricordare le vittime del nazismo e del fascismo, dell’Olocausto e tutti coloro che hanno protetto i perseguitati, non si sono lasciati piegare, hanno messo a rischio la propria vita per proteggere chi ingiustamente veniva perseguitato. Così recita l’art. 1:
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Non si possono dimenticare tragedie e stermini che hanno macchiato la memoria del secolo scorso!

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“SE QUESTO E’ UN UOMO” di Primo Levi

‘Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.’