Chiara ieri e oggi

C’è una caratteristica, nella vita di santa Chiara d’Assisi, che le permette di essere, insieme, sia una donna del suo tempo, sia una donna ancor oggi contemporanea.

È una peculiarità delle grandi figure della santità: l’essere inseriti nelle vicende storiche, culturali, sociali, religiose del periodo in cui sono vissuti, ma mantenere una attualità riguardo alla loro esperienza di fede, che ancora sa offrire una testimonianza viva e parlare ai credenti di ogni tempo.

L’esperienza di Chiara si colloca nell’Assisi del XIII secolo e tutta la sua esperienza si gioca dentro le vicende che caratterizzarono il suo contesto storico e geografico.

Ma proprio il desiderio e la tensione di incarnare l’Evangelo dentro la concretezza della vita diventano un tratto che ancora oggi sa dire una parola, sa comunicare una verità.

Certamente la vicenda di Chiara è quella di una donna della media nobiltà medioevale, nata e cresciuta in una cittadina – Assisi – significativa ma non particolarmente importante o strategica dentro le dinamiche politiche del tempo. La sua vita fu segnata fin dall’infanzia dalle vicende della sua città: ancora bambina fu costretta con la famiglia a ripiegare in esilio a Perugia, dopo la sconfitta dei nobili nella battaglia deflagrata nel 1198 tra la nascente classe sociale della borghesia e i grandi proprietari terrieri della nobiltà. Conobbe dunque sulla propria pelle la fatica di dover lasciare la propria casa e le proprie cose. L’esilio durò pochi anni e presto le ricche famiglie poterono riprendere possesso della propria posizione: infatti, con la battaglia di Collestrada del 1202-1203, che sancì la sconfitta degli avversari, le famiglie nobiliari poterono rientrare in Assisi.

La giovane Chiara, mossa dal desiderio autentico e profondo di seguire la via percorsa dal Figlio di Dio, incontrò in Francesco la mediazione fondamentale per riconoscere e accogliere la propria vocazione. La scelta di Francesco di seguire il Cristo povero e crocifisso insieme ai fratelli che il Signore gli aveva donato, vivendo in povertà e semplicità, diventa lo specchio in cui Chiara riconobbe la propria chiamata e ritrovò la propria identità.

Questa scelta, motivata dall’amore appassionato per il Crocifisso povero, non sottrasse Chiara dall’appartenenza al suo tempo e al contesto in cui viveva. Se la logica seguita dal Figlio di Dio è stata quella dell’incarnazione, entrando nel tempo e nella storia dell’uomo, ogni suo discepolo è chiamato ad adottare e a far propria quella stessa logica.

Chiara, una volta giunta a San Damiano, nei lunghi anni della sua vita in monastero insieme alle sue sorelle, mantenne un legame vivo con la sua città, con tanti fratelli e sorelle, con i più poveri che bussavano alla porta in cerca di un cibo per il corpo o per l’anima.

Le testimonianze raccolte per istruire il processo di canonizzazione, ascoltando alcune sorelle o altre persone che avevano conosciuto Chiara da vicino, narrano della sua sensibilità e accoglienza verso i fratelli e le sorelle più poveri, affaticati e bisognosi. Chiara intervenne, forte della sua fede umile e disarmata, per affidare al Padre delle misericordie alcune sorelle provate dalla malattia, ma anche dei bimbi in situazione di pericolo, coppie in crisi, persone che avevano perso la speranza. Resta inoltre il ricordo di due interventi, anch’essi narrati nelle fonti, che Chiara operò a favore della sua città, quando per mezzo della sua preghiera allontanò il pericolo dell’assalto dei saraceni e operò per la liberazione di Assisi dall’assedio delle truppe di Vitale d’Aversa. La fede della donna si coniugò con la sua capacità di dire una parola pacata e ferma che poté operare un frutto di giustizia e di pace.

È questo dunque un tratto dell’eredità che Chiara lascia anche a noi: abitare il nostro tempo tenendo lo sguardo sul Crocifisso povero e desiderando di seguire le sue orme sulla via del Vangelo. Restando dunque in dialogo con ogni fratello e sorella, ponendoci a fianco delle fatiche, delle povertà, delle paure, delle sfide che oggi attraversano la nostra società, offrendo un segno di speranza, facendoci voce di chi non ha voce, assumendo la responsabilità di dire una parola pacata e ferma in nome del Vangelo, per richiamare alla pace, alla giustizia, al rispetto di ogni persona.

La testimonianza di Chiara continua a narrare la bellezza di una vita consegnata nell’abbraccio di Colui che tutto si è donato, per amore dell’uomo.

Sr. Maria Chiara Riva – Monastero di Milano