Ricordando suor Monica Benedetta…

Ricordando suor Monica Benedetta…

Monica Cima: nata ad Alessandria il 26 novembre 1965, è entrata nel monastero delle Clarisse di Vicoforte ( Cn) il 13 settembre 1987.

Il 12 maggio 1990 la novizia sr. Monica Benedetta Cima, colpita nel gennaio del 1989 da una gravissima malattia (carcinoma al seno con metastasi diffuse), anticipò la professione dei voti religiosi, offrendo la sua vita al Signore, con fede e abbandono. Monica Benedetta morirà dopo soli dieci giorni, il 22 maggio, a ventiquattro anni d’età.

Durante tutto questo periodo il Vescovo diocesano, mons. Enrico Masseroni, era stato vicino alle sorelle con partecipazione e affetto. Fu suo desiderio scrivere una testimonianza sulla vocazione di sr. Monica Benedetta, che potesse giungere anche a tanti giovani, per far loro intuire la presenza dello Spirito Santo nella vita di una ragazza del nostro tempo. Pubblicò quindi il libro  “Il Maestro è qui e ti chiama”, ed. Cooperativa Editrice Monregalese.

 

“ Sorriso e lacrime”

Quando la croce non è più soltanto vicina, guardata sulle spalle degli altri, ma grava sulle proprie, il sorriso non è mai senza prezzo. Da una parte è sempre dono, grazia; e dall’ altra è pur sempre un “sì”, detto tra occhi che sorridono e occhi che piangono. (…)

< Il Signore ti aveva già presa, che cosa vuole ancora da te ?>, le sussurra sconsolata la mamma che l’assiste all’ospedale. Monica commenta  quel lamento, per altro tanto umano: << Da parte di una mamma, certo, è comprensibile questo, ma a pensarci bene, si tratta di una mentalità che si insinua un po’ in tutti, anche nelle suore …! Tutte le volte che ci lamentiamo di quello che il Signore ci chiede, che brontoliamo, che non capiamo, trattiamo Dio come se fosse un Padrone esigente, cattivo, spietato, e ci dimentichiamo della cosa più importante del mondo: che Lui non sta dall’alto del Suo “Trono” a divertirsi con gli uomini facendoli soffrire, ma si è annientato Lui stesso, innocente, fino a morire in croce per noi. Se avessimo sempre presente questo, in modo vivo e non abitudinario, tutto riprenderebbe la sua giusta dimensione. Sarebbe una “rivoluzione copernicana”, nella quale al centro di ogni cosa non ci sarebbe più la nostra vita, la nostra sofferenza, la nostra gioia, i nostri problemi; ma solo il misterioso progetto d’amore di Dio ….>>

( da pag. 103)