Testimonianza delle sorelle clarisse di Scutari (Albania)

All’inizio della settimana santa, pubblichiamo questa toccante testimonianza delle nostre sorelle clarisse di Scutari, resa recentemente in occasione di una serata di esercizi spirituali nella parrocchia di Lovere.
Buona lettura e santa settimana!

Scutari, 15 marzo 2019

Pace a bene a voi sorelle e fratelli carissimi!

Siamo una fraternità di sorelle Povere di Santa Chiara invitate ad essere tra voi in questo tempo di esercizi spirituali, tempo speciale della vostra vita che lo Spirito Santo desidera ardentemente  dedicarvi. E non riusciremo mai abbastanza a percepire la gioia che procuriamo al Signore quando rispondiamo ai suoi richiami di andare in disparte con Lui. Anche Lui ne gode, la comunione con Lui e tra noi è la gioia piena che ci promette. 

Siamo una fondazione di sorelle clarisse in Albania, precisamente siamo a Scutari da 15 anni. Viviamo secondo il Vangelo attraverso la Regola scritta da S. Chiara; siamo in missione. Ma cosa vuol dire essere in missione per delle monache che vivono stabilmente in un luogo, che non sono soggette a trasferimenti, che se fondano non è per rientrare a missione conclusa, ammesso che la missione cristiana abbia una conclusione?

Ci diciamo in missione perché abbiamo il privilegio di portare un carisma a gente nuova. Qui in Albania non c’erano le clarisse. I cristiani albanesi conoscono san Francesco grazie ai Frati Minori da sempre presenti ma non conoscono il carisma clariano. Il privilegio di questa missione porta in sé anche tutto il carico che implica la trasmissione di un carisma, la responsabilità della fedeltà. La presenza della Madre s. Chiara tra noi è tangibile come non mai, non perché la rendiamo fedelmente visibile, ma perché attraverso il Vangelo e la Regola non manca di richiamare la nostra attenzione a seguire solo il Signore, crocifisso e risorto per noi.

Ci chiediamo come essere donne di luce e di pace come Chiara. Come essere a portata di mano rimanendo in monastero.

Il Signore ci precede! Ogni missione è disposta da Lui. Come uno sposo, prepara la casa alla sua amata Sposa, la Chiesa, che diviene madre e avanza sempre, pur nelle sue difficoltà, confidente e lieta. Ebbene, anche noi, oggi, leggiamo i segni dei suoi preparativi per la nostra missione, innanzitutto attraverso

LA FRATERNITÀ CHE SIAMO, LA CASA CHE ABITIAMO, LA FAMIGLIA CRISTIANA CHE ABBIAMO INCONTRATO.

Ve ne parliamo!

LA FRATERNITÀ CHE SIAMO

Siamo una fondazione italiana. La comunità delle Sorelle Clarisse di Otranto è la nostra comune origine. Veniamo, dunque, dalla Puglia, la regione geograficamente dirimpettaia dell’Albania.  Siamo in sei e quattro di noi sono sorelle albanesi, figlie di famiglie cristiane che hanno tenacemente e coraggiosamente conservato la fede nel nascondimento, durante il terribile regime comunista, che ha represso e perseguitato ogni fede, decimando la popolazione. Dio le preparava per la loro stessa gente. Infatti, riaperti i confini alla caduta del Regime negli anni ’90, le sorelle in ricerca vocazionale, sono arrivate nel monastero di Otranto.

LA CASA CHE ABITIAMO

La casa che abitiamo, nel cuore di Scutari, è stata scelta per noi dal Signore attraverso le mediazioni. Queste ultime sono importanti nella vita di fede. La fiducia che si ripone in Dio, attraverso di esse,  permette di lasciarsi accompagnare dal Signore e dai suoi angeli lungo il cammino, come ci insegna il Libro di Tobia.

La  collocazione in città, nel movimento e tra i suoni urbani, in mezzo alla comunità non solo cristiana – ricordiamo che siamo in un paese a maggioranza musulmana – ci attraeva per due motivi.

Il primo è che Dio, anche nella notte che l’Albania ha attraversato per circa cinquant’anni, benché sembrasse non esserci, è stato in mezzo al suo popolo senza abbandonarlo, curando e dando forza a quel piccolo “resto di cristiani”, affinché il popolo sopravvissuto non si trovasse sprovveduto di “lievito”.

Il secondo motivo è che un monastero in città, facilmente raggiungibile, è la mano tesa di Dio che attende e corre incontro ai suoi  figli. La madre s. Chiara, sappiamo bene, è luce per Assisi e oltre. Per noi, essere a portata di mano, facilitatrici dell’incontro con il Signore Luce del mondo, è importante, la luce serve ad illuminare i luoghi in cui si vive, come la città, appunto.

La Provvidenza ha voluto per noi, inoltre,  una casa che si è rivelata di importanza storica. Infatti, il nostro monastero, ex-convento dei Frati Minori sequestrato dal partito comunista, fu sede centrale della polizia segreta di Stato durante il regime, nonché luogo di detenzione e tortura per tanti nostri fratelli, e tra questi, tanti i cristiani ( Frati Minori, Gesuiti, sacerdoti diocesani e laici) che hanno testimoniato con il martirio la loro fede. Dopo la caduta del regime, la struttura fu data alle fiamme nel 1997. Al nostro arrivo,  nel 2003, si può dire che l’odore dell’ orrore che aveva abitato quella casa, era ancora presente.

LA FAMIGLIA CRISTIANA CHE ABBIAMO INCONTRATO

Il ricordo vivo della terribile dittatura comunista, in verità, ha lasciato tracce indelebili soprattutto nei cuori e nella mente. Ancora oggi ci sono fratelli che non riescono a riconciliarsi con la loro storia passata né ad avvicinarsi a quei luoghi di martirio accessibili grazie alla nostra presenza e che oggi sono meta di pellegrini che chiedono l’intercessione dei beati martiri albanesi.

I cristiani che hanno tenacemente custodito la fede e da essa sono stati salvati, ci hanno accolto come se ci attendessero da sempre… riconoscono facilmente, pur non nello specifico del carisma clariano, il valore della  fraternità in preghiera, nel nascondimento e nel segreto del cuore, perché questa è stata la loro unica modalità di vivere in famiglia il cristianesimo nel tempo del regime.

La nostra fraternità composta da sorelle albanesi e italiane insieme, è per loro un segno di conferma del valore della convivenza pacifica nelle diversità. Le  diversità esistono in qualunque gruppo umano, non vanno negate ma curate e integrate. Affermare che questo è possibile con la nostra vita non vuol dire che “è facile”. Questa è la sfida di Chiara di Assisi, donna dell’umanità riconciliata.

Leggiamo, man mano che viviamo, il disegno di Dio:

Chiara, donna di luce e di pace, è stata voluta dal Signore accanto alla famiglia cristiana di questa terra, affinché, proprio da questo luogo si ricucissero le ferite profonde dei cuori.

Quando non c’erano più le celle di un convento di frati ma solo quelle di  detenzione, questo casa fu sempre luogo di preghiera. La preghiera gridata a Dio, in una sorta di ecumenismo del dolore, da cristiani e musulmani torturati perché contrari al regime – ci sembra di intuire con il cuore – ha preparato, attirato e invocato dal Signore il nostro arrivo.

Ora la preghiera, da questo stesso luogo, è lode a Dio Altissimo, vincitore sulla morte,  è gratitudine a Dio Creatore, perché la speranza certa della resurrezione, del deserto che fiorisce  è realtà, è intercessione presso il Padre della Misericordia per il dono della riconciliazione,  per i fratelli e le sorelle che si avvicinano a noi o che non incontreremo mai.

La preghiera che Chiara e le sue prime sorelle elevavano in San Damiano, noi, prime sorelle di Chiara in Albania, volute da Dio, la proseguiamo da questo primo e speciale “s. Damiano” albanese.  

La storia di Dio è più grande e oltre noi! Siamo nelle sue mani grate e fiduciose!

Attraverso la preghiera raggiungiamo i cuori sperduti nei quattro angoli della terra, pur servendo una “porziuncola” di chiesa locale.  Oggi chiamate a condividere con voi un po’ del nostro cammino di fede, presentiamo al Signore datore di ogni bene, i vostri personali bisogni spirituali e materiali e vi chiediamo umilmente di ricordarci nella vostra preghiera per essere fedeli al progetto che Dio ha su di noi.

E il Signore, che vi dona di cominciare e proseguire il cammino con Lui, vi doni di portarlo a compimento.

Le vostre Sorelle Clarisse di Scutari.